@ I DO WEB!

CATÁLOGO PREMIUM DE INTÉRPRETES – um site moderno em um mundo conectado

Catálogo Premium LogoA ideia era ser como uma lista telefônica com filtros, algo que aproximasse os intérpretes dos clientes sem a necessidade de intermediários ou uma plataforma que oferecesse uma solução completa: intérpretes de vários idiomas, em várias partes do Brasil e das Américas, tradutores juramentados, empresas de locação de equipamentos e ainda serviços de bufê. Tudo bem simples, na mão, o texto deveria ser enxuto com imagens que ajudassem o cliente a encontrar tudo o que necessita. Além da ideia de atender o cliente oferecendo-lhe qualidade e sofisticação, o design também deveria ser arrojado, moderno e sem os clichês que definem o trabalho de interpretação! A primeira página do Catálogo Premium foi escrita por 30 intérpretes e tradutores brasileiros, na fase seguinte a Argentina se juntou a nós e logo depois veio a Venezuela, a Colômbia, os Estados Unidos e o Peru. Além de todos esses países, intérpretes e tradutores juramentados de vários idiomas, alguns deles raros, foram aos poucos formando a rede atual! No Brasil marcamos nossa presença em quatro regiões e contamos com uma super equipe internacional de 98 intérpretes tarimbados em nosso mosaico colorido e quadrimensional. As habilidades, horas e histórias de cabine de todos nós formam um catálogo sólido com possibilidades de atuação em todos os campos de conhecimento, além de uma infinidade de histórias de “alcova de cabine” que poderão no futuro preencher as páginas de um livro. Em seguida, decidimos contar o que pensamos, saindo do ambiente secreto no qual atuamos e mostrando quem somos, por isso criamos este blog, um canal direto do “O INTÉRPRETE” que comunica com toda comunidade de intérpretes, clientes e colegas não apenas ideias mas o que consideramos ser ético e de bom tom. As visitas ao blog já deram volta ao mundo e já poderá ser lido nos idiomas que temos no site: alemão, espanhol, francês, inglês, italiano, turco, árabe, polonês e sueco! Temos um flyer pronto para promover o trabalho da nossa rede de intérpretes que anuncia:

CATÁLOGO PREMIUM DE INTÉRPRETES:

UM SITE COMPLETO PARA UM MUNDO GLOBAL

Contrate um bom intérprete e ultrapasse fronteiras!

Para sair do conhecido mundo das palavras e mostrar em imagens o que sentimos e como nos preparamos para o público que nos escuta produzimos um vídeo em real time para mostrar que sim: INTÉRPRETES SÃO PONTES HUMANAS COM NERVOS DE AÇO.

Veja o nosso vídeo!

Cada vez mais o Catálogo Premium encontra a sua missão nova, de ser novo e de ser possível: “O Catálogo é uma plataforma de intérpretes e tradutores profissionais, competentes e dinâmicos aptos a atender às mais diversas demandas do mercado”. O ideal do Catálogo, que tem um matiz das ideias de Didier Marlier, é promover uma economia aberta*, em que todos ganham, gerando além de trabalhos uma rede aberta em que cada intérprete expresse sua paixão pelo que faz: facilitar o contato entre intérpretes e clientes.

Essa composição de matizes, tons e subtons que se estende pelas Américas fará do Catálogo Premium seu parceiro número 1!!

Um ótimo ano para todos!

Meg Batalha

  • * A Economia Aberta baseia-se nos princípios e valores abaixo:
  • 1) Generosidade: a cultura do código aberto aliada à do conteúdo livre;
  • 2) Responsabilidade (e auto disciplina): quanto mais responsável, maior o nível de liberdade e oportunidades;
  • 3) Abundância (o princípio da): um princípio responsável por substituir a atitude defensiva e competitiva;
  • 4) Valor (autêntico): a marca registrada do “novo capitalismo”, representado muitas vezes pelo conhecimento;
  • 5) Interdependência: o mundo está cada vez mais interconectado e globalizado. Um exemplo disso é o Aquecimento Global: como atitudes locais afetam o mundo;
  • 6) Confiança: promovida a cada dia como A moeda do mundo conectado;
  • 7) Autenticidade: walk the talk (by Nigel Paine)
  • 8) Atitude de Compartilhamento: algo muito enraizado pelo uso das redes sociais e aqui serão “inventadas novas maneiras de monetizar o Conteúdo”.

Contato: megbatalha@uol.com.br e http://www.megbatalhainterprete.com

Quanto vale o trabalho intelectual?

Approfondimenti

«#CoglioneNO», luci e ombre di una campagna

22.01.2014 12:50
E’ stata lanciata nei giorni scorsi la campagna «#CoglioneNO»: una piccola serie di video realizzati per sensibilizzare sulla considerazione dei committenti verso alcune forme di lavoro intellettuale. Il problema esiste e riguarda molte categorie di professionisti, tra i quali i traduttori. I «creativi,» definizione assurta a mantello per una serie di «nuove professioni,» nell’immaginario di molti fanno cose che «potrebbe fare anche mio cugino che ha un amico tedesco» o «mia figlia che a scuola è bravissima a disegnare.» Contrariamente a quanto si crede, il problema non riguarda solo l’Italia.

La campagna ha il merito di ricordare a tutti che queste attività, benché svolte spesso da casa propria e con minime infrastrutture, sono «lavoro» a tutti gli effetti, che presuppone capacità e dal quale derivano responsabilità. Lo fa in forma simpatica e immediatamente comunicativa, affrontando in modo nuovo un argomento che di solito è affidato a lunghe geremiadi e rivendicazioni solitarie, non sempre comprensibili proprio per coloro che dovrebbero ascoltarle.

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La campagna dovrebbe però stimolare anche i «creativi» a riflettere sul loro atteggiamento. Uno dei video della serie «#CoglioneNO» prende l’esempio di un antennista, per dire che a nessuno verrebbe in mente di congedare un tecnico dicendogli: «Per il tuo lavoro non c’è budget,» come accade invece con i «creativi,» la cui opera viene talmente sottovalutata da pretenderla gratis o quasi, oppure scambiandola con «visibilità.» Restiamo in questo esempio.

Quante volte, di fronte al televisore che non funziona, abbiamo chiamato l’antennista e ci siamo sentiti dire: «l’antenna è a posto, il problema è nel televisore. Il mio lavoro l’ho fatto, fa 100.–, grazie e arrivederci.» Paghiamo i 100.– e chiamiamo il tecnico del televisore, che dice: «Il tv funziona, il problema è nell’antenna. Il mio lavoro l’ho fatto, fa 100.–, grazie e arrivederci.» Nessuno di questi due tecnici ha capito che il nostro obiettivo non è sapere se è guasta l’antenna o se è guasto il televisore, ma guardare un certo film in tv. Abbiamo speso 200.–, ma siamo al punto di partenza.

Tutti saremmo disposti a pagare 250.–, forse anche di più, se trovassimo un tecnico che, invece delle risposte sopra citate, ci dicesse: «Non si preoccupi. Costa 300.–, ma entro le otto di questa sera la metto in condizioni di guardare la tv.» Finalmente ci si muove. Non mi importa se il tecnico è laureato al politecnico di Zurigo o ha fatto le scuole per corrispondenza, non voglio nemmeno sapere dove è il guasto: mi risolve il problema e, se in futuro si ripresenterà, richiamerò certamente lui. Ecco perché ci sono professionisti che fanno carriera da leoni, e altri no.

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Quanti «creativi pubblicitari» che lamentano scarsa considerazione sanno disegnare loghi e grafiche, ma non sanno guidare il loro cliente a costruire una strategia di comunicazione che generi valore reale? Quanti consulenti di marketing continuano a proporre campagne ignorando l’esistenza dei social network? Il lavoro intellettuale non è «misurabile,» si dice. Cosa distingue una bella grafica da una brutta, un sito Internet ben fatto da uno mal fatto, una bella traduzione da una brutta traduzione? E’ tutto opinabile. No.

Riportiamo l’esempio della tv guasta sul nostro lavoro. L’obiettivo del nostro cliente è comunicare con un partner che parla un’altra lingua, per vendergli un prodotto o risolvere un problema. Il cliente ci chiama, chiede la traduzione di una lettera da spedire a un suo cliente insoddisfatto. «Traducimi questa lettera. – Va bene, per quando la vuoi?…» e così via. Noi traduciamo e il nostro lavoro è fatto, come l’antennista, come il tecnico del televisore. Che il nostro cliente non riesca ancora a vedere il film in tv, ci importa davvero?

Abbiamo mai provato a dire al nostro cliente così: «No, scusa, per risolvere questo problema, tradurre questa lettera non ti serve. Sono un traduttore, conosco la cultura del tuo cliente. Spiegami meglio il caso e lo sento io al telefono nella sua lingua, poi se necessario ti richiamo e gli scriviamo insieme due righe. Vedrai che entro stasera la questione è risolta»? Chi scrive lo ha fatto tante, tantissime volte e garantisce che questo approccio cambia la vita e la parcella. Perché?

Perché rende immediatamente misurabile per il cliente il valore che aggiungiamo ai suoi processi. Non siamo pagati perché laureati, perché più «creativi,» perché anglofoni, biondi o bruni. Ancor meno lo siamo per fare un lavoro che comincia e finisce sul nostro pc. Certamente, anche noi, per riuscire, dobbiamo saper guardare oltre il cancello del nostro orto. Siamo capaci di risolvere a colpo sicuro il problema del nostro cliente con il suo cliente? Abbiamo costruito la credibilità professionale necessaria ad agire in questo ruolo?

I committenti sono stufi di «creativi» che fanno cose mirabolanti, ma che non si mettono mai veramente in gioco, secondo il motto «il mio lavoro finisce qui.» Consulenze di marketing bellissime che non portano clienti, siti Internet splendenti che non fanno vendere un centesimo, traduzioni fatte linguisticamente benissimo, ma che non risolvono il problema che c’è dietro, anzi, magari qualcuno lo aggiungono. I «creativi» così sono tanti, tanti e tanti e normalmente sono quelli che lamentano scarso riconoscimento professionale ed economico. Perché i professionisti che si mettono in gioco (e sono pochi, come i tecnici che si mettono in testa di farti rivedere a ogni costo la tv) invece non li si sente mai lamentarsi?

Certo, poi ci sono le prevenzioni. Tutti abbiamo sperimentato il disagio che si prova, nell’ufficio acquisti di un’azienda, di fronte al responsabile che poco prima parlava con il rappresentante dell’olio combustibile, ed era serissimo e concentrato. Poi arriviamo noi e improvvisamente, mentre ci ascolta, scorre le e-mail, si fa interrompere da dieci telefonate, risponde a due segretarie e firma due bolle. Tanto, siamo «creativi.» La campagna «#CoglioneNO» può aiutare ad abbattere qualche pregiudizio, senza dubbio.

Computador

Tutto il resto, però, tocca a noi. Quanti «creativi,» per rimanere nell’esempio, sanno presentare il proprio lavoro in un ufficio acquisti conducendo un colloquio di vendita minimamente strutturato? Quanti sanno negoziare un contratto con efficacia? Quanti arrivano vestiti in jeans e maglietta, smarriti, senza un biglietto da visita e un blocco per gli appunti? «Noi siamo creativi, gente di cultura, siamo superiori a queste formalità.» Peccato che, in questi casi, la forma diventi sostanza. Non ci vorrebbe poi molto a imparare, la difficoltà più grossa, spesso, è vincere i nostri pregiudizi. Oppure, prima di iniziare la professione indipendente, accettare semplicemente la necessità di lavorare almeno qualche anno in azienda, per imparare le tante regole non scritte di quel mondo, quelle che faranno capire al tuo interlocutore, quando ti presenterai come «creativo,» che a te non può dire: «Per il tuo lavoro non c’è budget.»

Il problema centrale resta quello di sostanza: saper guardare oltre il video del nostro computer e metterci in gioco fino in fondo. Altrimenti, le campagne come «#CoglioneNO» e le altre giuste battaglie per ottenere un miglior riconoscimento delle nostre professioni avranno l’amaro sapore di ennesime, antistoriche difese di casta.

Luca Lovisolo

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HISTÓRIA DA TRADUÇÃO E DA INTERPRETAÇÃO

E ASSIM COMEÇA A HISTÓRIA….

por: José Flávio da Paz

Os processos de tradução e interpretação não constituem atos da contemporaneidade como muitos imaginam. Pesquisadores nos contam que, embora a interpretação simultânea seja relacionada aos movimentos pós-guerra, essa modalidade já era praticada desde o Egito Antigo e no Império Romano quando se utilizavam línguas orais. Em documentos datados de três mil anos antes de Cristo pode-se constatar uma referência a um supervisor de intérpretes. (…) Essa atividade era essencialmente ligada à Administração Pública.” AP | PORTUGAL (2012). As atividades praticadas pelos tradutores e intérpretes continuaram inalteradas durante séculos que antecederam a Idade Média, período que a língua francesa predominava como idioma dos nobres nos negócios e nas relações internacionais. Somente em 1919, após a Conferência de Paris deixaria de sê-lo, pois os políticos exigiam a implantação do multilinguismo, dada à abertura comercial com países anglo-saxônicos e demais países do mundo.

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As práticas de tradução e da interpretação aconteciam em mosteiros, concílios e sinagogas, já que naqueles espaços haviam pessoas advindas de toda parte do mundo para desenvolverem sua formação teológica. Essa prática favoreceria as relações mercantis, internacionais, diplomáticas e ações militares que exigiam forças armadas de diferentes países que seguiam em missão de paz e/ou guerra; reestruturação de países em momentos pós-guerra. Ainda citado por AP | PORTUGAL (2012), nesse período: ” (…) Cristóvão Colombo constatou que seu intérprete de árabe e hebreu de pouco lhe serviu para comunicar com os índios. Consequentemente, e após essa primeira viagem, ele decide capturar alguns índios e ensinar-lhes o espanhol para que lhe pudessem ser úteis como intérpretes na expedição seguinte. O mesmo aconteceu com espanhóis que estiveram presos pelos índios e aprenderam a língua e os costumes desse povo, servindo também de intérpretes.” Tal fato nos mostra as primeiras ações que nos levará ao estudo e à formação do tradutor e da tradução – intérprete/interpretação – tema oportuno para outro momento de discussão mais adiante.

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É importante salientar que antes desse movimento utilizava-se o gesto e a mímica quando a língua oral era inoperante e a figura do tradutor/intérprete inexistia. Situações dessa natureza criariam a personagem da tradução e interpretação, mas sem nenhum cunho acadêmico, bastava que detivesse a técnica conhecesse a língua podendo migrar de uma para a outra com pouca dificuldade, sendo ainda esta atividade de caráter voluntário. Passados anos e dados os avanços mercantis e o surgimento de organismos internacionais há necessidade de aperfeiçoar as estratégias da tradução e interpretação, ocasião que surge a Interpretação Simultânea, cuja proposta implicava na interpretação palavra por palavra e na reprodução fiel dos termos, sem a menor preocupação semântica e/ou pragmática das ideias, uma vez que nesta metodologia nenhuma reflexão por parte do tradutor intérprete é permitida, já que toda tradução é automática e em seguida ao pronunciado pelo expositor. Na perspectiva de melhorar a ação interpretativa, a Interpretação Consecutiva surge como alternativa a não funcionalidade da Interpretação Simultânea, visto que esta teoria traria algumas implicações de desordem comunicacional junto as Pessoas e as organizações.

Intérprete

Todavia, a Interpretação Consecutiva apresentava outra situação complexa, dessa feita, o tempo seria o problema, afinal, quando, quanto e como deveria interferir o intérprete nos discursos dos envolvidos parecia a questão da época e acredita-se que até os dias atuais seja uma excelente reflexão para aqueles que a usam como modelo amortizador nos processos inter comunicacionais. Apesar das eternas e profundas discussões, a interpretação simultânea é definitivamente aceita como modelo operacional, pois aproxima também as relações interculturais e exige mais competências e habilidades profissionais do tradutor / intérprete,  modelo adotado por respeitados organismos mundiais. Concernente a prática de interpretação de língua de sinais, temos poucos registros que identifiquem as primeiras ações. Pereira (2008) afirma: “(…). Historicamente não é possível rastrear o exato momento em que os intérpretes começaram a atuar, mas é plausível imaginar que desde que povos de diferentes línguas mantiveram contato houve a necessidade de intérpretes. No caso das pessoas surdas, existem hipóteses de que a interpretação surgiu no meio familiar e  aos poucos foi se estendendo aos professores de crianças surdas e ao âmbito religioso.

Com o passar do tempo, o fortalecimento dos movimentos sociais e políticos das comunidades surdas e o reconhecimento legal das línguas de sinais surgiu, finalmente, o ILS profissional” (Pereira, 2008, p. 138), consequentemente abrindo campos de discussão e grupos de trabalhos sobre a História da Interpretação e da Tradução da Língua de Sinais no Brasil e no mundo. O que o intérprete de língua de sinais realmente faz? Tradução, interpretação, ambos? Em palavras precisas, ainda segundo Pereira (2008, p. 136), assim as distingue: “(…) tradução é o termo geral que se refere a transformar um texto a partir uma língua fonte, por meio de vocalização, escrita ou sinalização, em outra língua meta. A diferenciação é feita, em um nível posterior de especialização, quando se considera a modalidade da língua para qual está sendo transformado o texto. Se a língua meta estiver na modalidade escrita trata-se de uma tradução; se estiver na modalidade vocal (também chamada de oral) ou sinalizada (presenciais ou de interação imediata), o termo utilizado é interpretação.” Pereira (2008, p. 136).

hieroNesta mesma perspectiva se encontrou outro conceito que também distingue estas ações: (…) Quem é o Intérprete: Pessoa que transmite o que foi dito de uma língua (língua fonte) para outra (língua alvo). Quem é o Tradutor: Pessoa que traduz de uma língua para outra. Refere-se ao processo envolvendo pelo menos uma língua escrita. “Assim, tradutor é aquele que traduz um texto escrito de uma língua para a outra (seja ela escrita ou oral).” (…). FADERS, 2012. Desse modo, a interpretação é o termo mais adequado quando se refere às línguas de sinais, salvo quando estes estiverem escritos. Esta ação é executada pelo intérprete de língua de sinais, que no caso do Brasil podemos denominá-la de LSB ou LIBRAS. Este será responsável por interpretar a mensagem de uma dada língua para a língua de sinais e vice-versa, sem perder o seu sentido original. Ressaltando que a interpretação entre duas línguas é bidirecional, como uma via de mão dupla, segundo concepções da FADERS (2012) e envolve atos cognitivo-linguísticos, sócio educacional e cultural, como atenção, percepção, memória, raciocínio, juízo, imaginação, pensamento e linguagem. É extremamente importante que o intérprete esteja envolvido nas interações comunicativas do grupo a ser interpretado, tanto no âmbito sociocultural, como sócio educacional e de entretenimento.

Fonte: PORTAL EDUCAÇÃO – Cursos Online : Mais de 1000 cursos online com certificado
http://www.portaleducacao.com.br/idiomas/artigos/14746/historia-da-traducao-e-da-interpretacao#ixzz2pgP8aPs7

Intérpretes são pontes humanas com nervos de aço!

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Contato: megbatalha@uol.com.br e http://www.megbatalhainterprete.com

@ 2014

Nós do Catálogo Premium de Intérpretes desejamos que  em 2014

Em 2014 o Catálogo de Intérpretes deseja sucesso a todos intérpretes e parceiros
Em 2014 o Catálogo de Intérpretes deseja sucesso a todos intérpretes e parceiros

“…se for pra fazer guerra, que seja de travesseiro.

Se for pra ter solidão, que seja no chuveiro.
Se for pra perder, que seja o medo.
Se for pra mentir, que seja a idade.
Se for pra matar, que seja a saudade.

Se for pra morrer, que seja de amor.
Se for pra tirar de alguém, que seja sua dor.
Se for pra ir embora, que seja a tristeza.

Se for pra chorar um dia, que seja de alegria.
Se for pra cair, que seja na folia.
Se for pra bater, que seja um bolo.
Se for pra roubar, que seja um beijo.
Se for pra matar, que seja de desejo.”
Alvaro Socci

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